Il Distretto Urbano del Commercio è un’opportunità di crescita del settore commercio all’interno di ogni comune. Ritiene sia stato promosso abbastanza e soprattutto pensa che le attività commerciali si rendano conto delle potenzialità che sinora sono state rappresentate solo da qualche corso di lingua inglese?
Il DUC è senza dubbio un’opportunità per il commercio e per il territorio tutto. Si tratta di uno strumento che, qui come in tutti i comuni in cui si è costituito, è stato ovviamente legato al finanziamento della Regione e alle indicazioni progettuali sulle diverse voci di spesa previste dai vari bandi. E’ evidente che alcune attività, come i corsi di formazione, hanno avuto successo e sono state particolarmente apprezzate dai commercianti, ma grazie alle risorse del DUC sono stati finanziati anche eventi di animazione, oltre ad altre attività che magari non sono immediatamente tangibili per i commercianti, ma che sono comunque utili per la regolamentazione della filiera commerciale cittadina: penso al Documento strategico del commercio, la cui redazione è stata finanziata con i fondi del DUC.
La crisi del commercio, anche in virtù della crescita dell’e-commerce, impone delle riflessioni più ampie nel settore, che è strettamente collegato agli eventi ed al turismo. Ritiene che lo strumento venga utilizzato nella migliore maniera e, se no, cosa si potrebbe fare per ottenere dei risultati tangibili?
L’ascesa del commercio elettronico impatta non solo sul piccolo commercio urbano ma ridimensiona anche accessibilità e comodità della grande distribuzione extraurbana, non in grado di competere con l’E-commerce né a livello di prezzi né a livello di tempo. L’impatto sul commercio quindi è molto ampio. Al tempo stesso i trend degli ultimi anni vanno anche nella direzione di una riscoperta della prossimità, per tutta una serie di fattori che vanno dall’invecchiamento della popolazione, alla ridotta disponibilità della risorsa tempo, per non parlare degli ultimi anni pandemici e post-pandemici che hanno rimesso al centro la strategicità del presidio di servizio commerciale sotto casa. Fatta questa premessa, condivido che l’integrazione con il turismo sia fondamentale. Credo sia un’evoluzione naturale dei Distretti, quella di una sempre maggiore integrazione e sinergia con il Turismo e le sue politiche. Un’evoluzione che nei Distretti del Nord Italia, quelli più antichi che hanno vent’anni di attività alle spalle, sta già avvenendo. E anche qui in Puglia bisognerà provare ad andare in quella direzione.
Molte delle azioni che si organizzano per incentivare la presenza di acquirenti provenienti anche da paesi limitrofi vengono spesso concentrate nel centro storico cittadino. Un problema annoso al quale non si è mai data una risposta concreta. Lei cosa pensa a riguardo? In che modo si potrebbero decentrare le attività, per consentire a tutti di “godere” dei flussi di persone portate in città dagli eventi?
Il commercio all’interno delle città, e soprattutto nell’ambito di realtà come la nostra, ha storicamente due polarità e caratteristiche: il centro urbano, cuore della vita sociale di una comunità, dove si concentra anche l’elemento leisure e di shopping legato al commercio, e le aree più residenziali e periferiche, dove la dimensione commerciale è più limitata e legata essenzialmente al comparto di prima necessità e al servizio al residente. Anche per questa ragione, quasi naturalmente, gli eventi attrattivi di animazione naturalmente hanno quasi sempre luogo nelle aree più centrali e commerciali della città.
Ad ogni modo Galatina ha una potenzialità multipolare da un punto di vista commerciale su cui si potrebbe lavorare, fermo restando che potrebbe essere una sfida anche quella di pensare di organizzare eventi anche in zone più periferiche della città.
Il quartiere fieristico è stato di recente oggetto di uno studio che lo vede proiettato a funzioni alternative rispetto a come quello spazio era concepito. Ha più volte espresso il suo punto di vista sulle fiere, nello specifico ritiene che il rilancio di un quartiere fieristico possa incentivare la crescita del commercio cittadino?
Il settore fieristico è un driver di sviluppo come il settore congressuale in genere. Non c’è bisogno di scomodare l’esempio di realtà come Rimini che hanno costruito sul turismo congressuale e fieristico un’economia turistica poco legata al mare e che lavora a pieno regime tutto l’anno, per intuire questa potenzialità. La Fiera di Galatina era un’eccellenza e dava al comune una centralità non solo geografica ma anche economica all’interno del sistema territoriale salentino, con effetti positivi in termini di indotto commerciale e non solo. Rilanciarla oggi vorrebbe dire provare a riprendersi tale centralità.

